“No stream day”: la protesta degli streamer

La data del 9 dicembre 2020, quella del “No stream day”, sarà sicuramente ricordata nel mondo degli streamer e, più in generale, nel mondo delle professioni digitali. Il #nostreamday, infatti, è una protesta (da alcuni assimilata ad un vero e proprio sciopero) lanciata da personaggi di spicco dell’ambiente quali Davide Marra (Cerbero Podcast) e Ivan Grieco in segno di solidarietà verso un collega, #Sdrumox, bannato da Twitch a tempo indeterminato dopo ben sei mesi di inattività in cui ha atteso chiarezza circa la sua posizione.

Al riguardo, i partecipanti al “No stream day” sottolineano che l’iniziativa è nata per contestare non già la legittimità del ban, bensì le dubbie modalità di gestione dello stesso, considerato che l’impossibilità di utilizzare il proprio canale si traduce necessariamente in un’interruzione dell’attività che, come hanno correttamente precisato i promotori, “è una professione a tutti gli effetti”. In una live collettiva sono stati illustrati i punti principali a sostegno della protesta: i) chiarezza delle regole; ii) disparità di trattamento; iii) satira o comicità; iv) permaban.

Neanche noi vogliamo entrare nel merito della legittimità o meno del ban di Sdrumox, ma l’adozione di regole e procedure chiare e trasparenti andrebbe certamente a vantaggio tanto degli streamer, in un’ottica di tutela della loro professione, quanto anche di piattaforme #Twitch affinchè possano restare un luogo di creatività libero da incertezze dove costruire in parte il proprio futuro. Da parte nostra, ci stiamo già attivando per portare messaggi del genere all’attenzione delle istituzioni deputate.

Di seguito il manifesto del #nostreamday in sintesi, mentre potrete leggere la versione estesa cliccando QUI:

Siamo ancora agli inizi e si tratta perlopiù di linee guida, ma ciò che davvero importa è che questo dimostra il segno dei tempi. La partecipazione ottenuta da questa iniziativa non è stata poca e lo dimostra il fatto che testate come la Gazzetta dello Sport o Open ne hanno scritto.

Da parte nostra, ci stiamo già attivando per portare messaggi del genere all’attenzione delle istituzioni deputate.